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L’Intelligenza Artificiale sta rivoluzionando il gaming?

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Prima di iniziare un veloce excursus su quelli che potrebbero essere i settori del gaming in cui l’IA avrà più peso, è bene fare una premessa. Nel mondo dei videogiochi, infatti, l’Intelligenza Artificiale è già presente da diverso tempo: la si ritrova nelle partite simulate con il computer da parte dei giocatori oppure nella creazione delle mappe di gioco ad esempio. Si tratta di un’IA controllata e dai contorni ben definiti, questo perché nessuno giocherebbe ad un gioco impossibile da vincere o si avventurerebbe in una mappa ardua da decifrare. È però lecito attendersi un avanzamento ancora maggiore di questa tecnologia e tutti i comparti del mondo del gaming, in un mercato sempre più competitivo e soggetto a innovazioni, devono implementare nuove funzionalità. Questo vale per qualsiasi nicchia, dai videogame per console fino alle app, vale per un sito di casinò fino a una piattaforma di browser game.

L’aspetto in cui l’AI può essere senza dubbio ancor più permeante è a proposito del gameplay: l’obiettivo è rendere l’esperienza di gioco ancora più realista e soprattutto immersiva, dando agli utenti l’impressione di essere inseriti all’interno del mondo ricreato dal videogame. Questo aspetto si compone di una serie di elementi che solo all’apparenza si possono definire secondari: è il caso, ad esempio, di aumentare la credibilità dei personaggi non giocanti (i cosiddetti NPC nel gergo tecnico), in grado di mettere in mostra movimenti molto più fluidi e credibili. A questo si accompagna un lavoro di altro tipo: si sta sviluppando, ma al momento non pare in procinto di trovare applicazione, il deep learning per i videogiochi. Si tratterebbe, in sintesi, della capacità dei personaggi di un videogioco di ricordare quanto commesso e ricreare così comportamenti fedeli rispetto a quello fatto in precedenza. Questo rivoluzionerebbe il game play per un giocatore, che avrebbe così a che fare con una trama infinitamente più immersiva rispetto a quella attuale e perché, di base, le potenzialità di un gioco sarebbero molto più ampie. Sarebbe arduo, a quel punto, poter parlare di spoiler nella spiegazione di una trama di un videogioco se ogni personaggio, potenzialmente, potrebbe avere esperienze diverse e, di conseguenza, memorie diverse.

C’è però un elemento che deve rimanere il cardine, vale a dire l’intervento umano: la base su cui lavorare non può non partire da un creatore in carne ed ossa, che implementa poi la propria idea attraverso un accurato utilizzo dell’AI. Questo è un tema molto complesso da trattare soprattutto in questi ultimi mesi e, come si prospetta, così sarà nei prossimi anni, in cui il problema etico tra uomo e macchina si ripresenterà in più ambiti, non solo nel contesto videoludico. Il vero problema che sta prendendo piede, perciò, è quello che molto spesso negli anni passati era messo in evidenza come il tema fondamentale di questi strumenti. Se in precedenza i film basati sul rapporto tra uomo e macchina molto spesso finivano con queste ultime capaci di prendere il sopravvento, di fatto la preoccupazione attuale non è molto distante da questo. Nel concreto, il tema diventa quello dell’imprevisto: lo sviluppatore di un videogioco non può non avere sotto controllo ogni elemento della trama perché deve essere in grado di prevedere il tipo di esperienza dell’utente. Fino ad oggi sono stati utilizzati giochi in cui si forniva una scelta al giocatore, come nel caso del celebre Detroit: Become Human (che ha sfondato il tetto dei 9 milioni di utenti nel 2023) ma si è sempre trattato della possibilità di selezionare opzioni diverse all’interno di una serie di possibilità scelte dallo sviluppatore del videogioco, non si è mai distanziati da questo.

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